"Non voler vedere qualcosa di spiacevole" di Ambra Guerrucci

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Tratto dal libro "La Via del Risveglio" di Ambra Guerrucci e Federico Bellini
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Apprendere l’arte della consapevolezza non è difficile, e si tratta di un efficace mezzo per curare ed illuminare i nostri Corpi Sottili, ma si devono comunque superare delle difficoltà. Il primo problema è quando la sua luce si espande in modelli energetici rigidi, che non vogliamo vedere o sentire, sia perché spesso non si accetta l’idea di avere dei Corpi Sottili in uno stato malsano, sia per il dolore che si prova riportando alla luce le vecchie ferite che hanno causato le distorsioni energetiche. Un semplice esempio è quello di un atleta che aspira alle olimpiadi, il quale correndo ad una maratona, avverte sensazioni di debolezza ad un ginocchio, ciò gli permette di prendere coscienza della possibilità di avere un problema. A questo punto si presentano due opzioni: accettare quanto accade e sottoporsi a visite mediche o continuare reprimendo la sensazione di fastidio. Ipotizziamo che l’atleta, deciso a partecipare alle olimpiadi, ignori i segnali del suo corpo continuando ad esercitarsi, ma i dolori non scompaiono ed il suo ginocchio perde forza ogni giorno di più, causandogli anche problemi nell’allenamento. L’allenatore, vedendo gli scarsi risultati dell’atleta, gli chiederà se c’è qualcosa che non va, ma probabilmente riceverà una risposta negativa; l’atleta si guarderà dal rivelare all’allenatore i suoi fastidi al ginocchio, anzi farà di tutto per nasconderli anche a se stesso. Questa persona sta ignorando ogni sensazione che sottolinea il problema, reprimendo la sua consapevolezza, ma arriverà il momento in cui esso si paleserà. Durante un importante maratona l’uomo deciderà di correre e fare del suo meglio, ma ad un certo punto, per aver messo male il ginocchio, il dolore si farà insopportabile, costringendolo ad accasciarsi a terra. Per la prima volta, l’atleta, consente alla sua consapevolezza di focalizzarsi sul ginocchio, costretto dall’intenso dolore che irrompe davanti alla sua coscienza e che non lascia spazio a nient’altro. Questo esempio potrebbe sembrare lontano dalla nostra quotidianità, invece riflette dinamiche che, a un attento esame, possiamo riconoscere in noi stessi: spesso non si vuole veramente essere consapevoli della propria effettiva esperienza, preferiamo vederci soggettivamente che oggettivamente. La consapevolezza non è una qualità apprezzata da tutti, viene spesso considerata fonte di disagio, perché tende a mettere in luce cose che minacciano il nostro “modo sicuro” di vivere, ovvero le condizioni che ben conosciamo ed a cui siamo abituati. L’atleta ha ignorato i problemi al ginocchio, continuando a correre perché voleva andare alle olimpiadi, ma più in profondità si cela un problema d’insicurezza. Il Corpo della Personalità dell’atleta è energicamente diviso in due: immagine che vuole dare di sé, contenente tratti del suo carattere che accentua, e immagine indesiderabile, che contiene, invece, gli aspetti repressi che nasconde persino a sé stesso. L’immagine pubblica deve essere continuamente alimentata da successi personali, che procurano all’individuo lodi e stima altrui, ed è per alimentare questa che l’atleta ha represso la percezione di avere un problema. Il suo scopo era andare alle olimpiadi per ottenere prestigio personale e riconoscimenti, poiché è da questi che dipende la sua stima di sé. Lo stesso atleta, rifiutando la consapevolezza del problema al ginocchio, ha negato a se stesso non solo la possibilità di salvarlo, ma anche la comprensione della distorsione energetica nel Corpo della Personalità, causa della sua continua ricerca di approvazione da parte degli altri. L’unica cosa che l’uomo ha così “guadagnato” è qualche maratona in più, che lo ha portato a rovinarsi il ginocchio. Come regola generale si può tranquillamente affermare che reprimere la consapevolezza non porta vantaggi a lungo termine, prima o poi succederà qualcosa che ci costringerà a prendere coscienza del problema che da tanto cerchiamo di ignorare. Ultimamente abbiamo conosciuto diverse persone che sospettavano di avere una malattia, ma per paura hanno tentato di reprimere questa percezione, cercando altre spiegazioni per i sintomi che manifestavano e rifiutando assolutamente visite o cure mediche. Questo non elimina certamente il problema, ma porta la persona ad uno stato di lotta per cacciare le sensazioni di avere qualcosa che non funziona come dovrebbe e, se davvero è malata, con molte probabilità peggiorerà fino al momento in cui non è più possibile ignorare i segnali. Lo stesso vale per le distorsioni energetiche dei Corpi Sottili, se non vengono riconosciute e curate tendono a peggiorare, manifestandosi anche nella sfera del comportamento. L’esempio dell’atleta riguardava il Corpo Fisico, ma la consapevolezza viene repressa di frequente anche nel Corpo Emotivo, perché, fin da piccoli, impariamo che alcuni modi di sentire non sono accettabili o troppo dolorosi. Ciò che comunemente viene ignorato, però, è che la repressione dei sentimenti spiacevoli non attutisce solo la sensibilità di questi, ma delle emozioni in genere, comprese quelle piacevoli. Nel Corpo della Personalità, invece, la soppressione della consapevolezza ha origine dalle ferite che le persone si infliggono reciprocamente, allo scopo di sentire il proprio potere personale crescere, e questa propensione alla forza, senza concedersi attimi di abbandono, conduce ad un collasso energetico. Da tutti questi esempi si evince che, il livello di coscienza mantenuto dalle persone, non è elevato abbastanza da presentare la comprensione delle conseguenze del proprio comportamento. La vita crea costantemente condizioni che invitano ad usare e rafforzare la consapevolezza, ma spesso, nel tentativo fuorviante di auto proteggersi, si reagisce proprio reprimendola. Sono molte le ragioni che portano le persone a sopprimere le proprie percezioni, soprattutto quando esse iniziano a gettar luce su aspetti della psiche carichi di insicurezze o  paure; nondimeno questa stessa consapevolezza è ciò che può guarire le nostre ferite una volta per tutte. In altre parole si ha la tendenza meccanica a “nascondere la polvere sotto al tappeto”, ma ciò non serve ad eliminarla, le ferite energetiche non vengono guarite nei meandri nell’inconscio, solo alla luce della consapevolezza possono trasformarsi. 

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